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Ti trovi in: Dipinti contemporanei | Agip
Dimensioni: cm30x24
Codice: 8ski
Vedi Biografia di :JAMPOLSKI MICHAEL
Spedizione stimata in: 1 giorni
Tecnica quadro: Olio su tela
Disponibili: 1

Michael Jampolski – Agip

C'è qualcosa di straniante in questo paesaggio. A prima vista sembra appartenere a un tempo lontano: colline, campi coltivati, cipressi, un'architettura sulla sommità e una luce che ci riporta alla grande tradizione italiana.
Per la costruzione dei campi Jampolski guarda ai paesaggi di fondo del Verrocchio. Non copia un dipinto e non ricostruisce un paesaggio rinascimentale. Prende un elemento preciso: quella terra suddivisa, coltivata, disegnata dal lavoro dell'uomo.
Ed è un dettaglio tutt'altro che secondario.
Perché quei campi raccontano già il nostro antico desiderio di intervenire sulla natura. L'uomo la coltiva, traccia confini, modifica il territorio, decide cosa deve crescere e dove. La natura rimane natura, ma porta chiaramente il segno della nostra presenza.
Jampolski parte da lì e fa un salto di cinquecento anni.
Sopra questo paesaggio compare un enorme bicchiere contemporaneo. Non è appoggiato a terra: fluttua. Eppure proietta la propria ombra sui campi. È impossibile e allo stesso tempo perfettamente presente.
È qui che entra il surrealismo di Jampolski. L'artista altera la scala, elimina la gravità e mette un oggetto ordinario in una condizione assurda. Quel bicchiere non può più essere guardato come un semplice bicchiere. La sua posizione ci obbliga a dargli importanza.
E sul bicchiere compare il cane a sei zampe dell'Agip.
Un simbolo nato negli anni Cinquanta, legato all'energia e al mondo delle macchine, che oggi può essere letto con occhi completamente diversi. Quel cane è una creatura che la natura non ha mai prodotto. È un ibrido.
Negli anni Cinquanta poteva sembrare l'immagine fantastica di un futuro dominato dal progresso. Oggi l'idea dell'ibrido ci è molto più vicina.
Il confine tra naturale e artificiale si sta facendo sottile. Interveniamo sul DNA, costruiamo protesi che diventano estensioni del corpo, sviluppiamo biotecnologie, creiamo realtà digitali e intelligenze artificiali capaci di entrare nella nostra vita quotidiana.
E allora il dialogo tra il paesaggio e quelle sei zampe diventa molto più interessante.
Nei campi vediamo la natura organizzata dall'uomo. Nel cane a sei zampe cominciamo a vedere la natura modificata dall'uomo.
È un passaggio enorme.
Per secoli abbiamo cercato di governare ciò che avevamo intorno. Oggi stiamo imparando a intervenire sui meccanismi stessi della vita e della realtà.
E Jampolski mette questa creatura impossibile proprio sopra quei campi.
La fa fluttuare.
Sotto c'è una terra che l'uomo ha imparato a coltivare e trasformare nei secoli. Sopra c'è il simbolo di un mondo nel quale naturale, umano e artificiale iniziano a mescolarsi.
Il passato e il presente non sono semplicemente accostati. Sembrano raccontare due momenti della stessa storia: prima abbiamo modificato il paesaggio. Adesso stiamo modificando noi stessi e ciò che intendiamo per natura.
Forse è per questo che quel cane a sei zampe oggi appare molto più contemporaneo di quando fu inventato.
L'ibrido non appartiene più soltanto alla fantasia.
Sta diventando parte della nostra realtà.
Emanuela Orler


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