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SALVO: Opere in vendita

SALVO: Quotazione, Stima e Valutazioni Opere

Salvo, pseudonimo di Salvatore Mangione, nato a Leonforte il 22 maggio 1947 e scomparso a Torino il 12 settembre 2015, è stato uno degli artisti italiani più innovativi e provocatori del secondo Novecento. La sua traiettoria artistica, iniziata in Sicilia e consolidatasi nella città torinese, ha attraversato numerosi stadi espressivi, evolvendosi dal ritratto e dal paesaggio in età giovanile a un percorso concettuale fortemente legato alla ricerca dell’io, alla critica del passato e alla riflessione sulle radici culturali. La sua arte ha sempre fatto da specchio alle trasformazioni sociali e politiche, proponendo opere che sono vere e proprie testimonianze della complessità dell’esperienza umana.

Fin dai suoi primi passi all’Accademia di Brera, dove si distinse per la sua inclinazione a esaminare l’aspetto esistenziale dell’opera d’arte, Salvo si impegnò a scomporre e ricostruire immagini iconiche, creando autoritratti in cui il suo volto veniva integrato in fotomontaggi realizzati con ritagli giornalistici. Questa pratica, innovativa e audace, anticipava le tendenze della fotografia concettuale e dell’arte concettuale, diventando uno dei tratti distintivi della sua produzione. Nel 1968, durante un soggiorno a Parigi immerso nel fermento del movimento studentesco, l’artista affinò ulteriormente il suo linguaggio, intrecciando le sue esperienze personali con la critica sociale e la riflessione storica.

Salvo fu anche parte integrante del circuito dell’Arte Povera, frequentando studi e spazi espositivi di rilievo come quelli organizzati dalla Galleria di Gian Enzo Sperone. In questo ambiente, ebbe modo di confrontarsi e collaborare con figure come Ettore Spalletti, Mario Merz, Piero Pistoletto e altri esponenti di una corrente che, pur basandosi su materiali di recupero, cercava di dare nuova vita alla tradizione artistica italiana. La sua amicizia con artisti come Lucio Fontana e il contatto con i concettuali americani Joseph Kosuth e Sol LeWitt arricchirono ulteriormente il suo percorso, spingendolo a riflettere sul rapporto tra immagine, testo e identità.

Tra le sue produzioni più significative ricordiamo la serie dei “autoritratti” realizzati mediante fotomontaggi, dove inseriva il proprio volto in contesti iconici presi dalla stampa, e le “lapidi in marmo”, su cui venivano incise parole come “Idiota” o “Io sono il migliore”, opere che denunciavano con ironia e crudezza le contraddizioni della società. Un’altra serie fondamentale è rappresentata dai “Tricolore”, in cui il suo nome veniva riproposto in caratteri neon su superfici ricche di significato politico e culturale.

Il percorso di Salvo ha anche visto il ricorso a installazioni e opere monumentali, culminate nel suo intervento al Documenta 5 di Kassel e in esposizioni a livello internazionale, che hanno contribuito a consolidare la sua fama nel panorama artistico mondiale. Dal 1971 in poi, il suo studio a Torino, poi trasferitosi in ambienti condivisi con altri artisti, divenne un punto di riferimento per una comunità creativa dedita alla sperimentazione visiva e concettuale.

La Galleria Orler è orgogliosa di custodire in maniera riservata alcune opere di Salvo, selezionate per la loro rilevanza storica e per il loro impatto innovativo. Questi pezzi esclusivi offrono ai collezionisti e agli appassionati un accesso privilegiato al mondo complesso e affascinante di un artista che ha saputo trasformare il segno in un potente strumento di espressione personale e culturale.

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Stile e della Tecnica di Salvo

Lo stile di Salvo si caratterizza per una ricerca continua e audace sull’identità e il rapporto tra immagine e testo. Inizialmente impegnato in una pittura tradizionale, l’artista si è progressivamente spinto verso la de-costruzione e la ricostruzione del segno, dando vita a opere che interrogano il concetto di autoritratto e la memoria iconica della cultura mediatica. I suoi autoritratti, in cui il volto dell’artista viene integrato in fotomontaggi con ritagli giornalistici, testimoniano un approccio concettuale che anticipa le tematiche della postmodernit\u00e0 e della critica visiva.

Un altro elemento distintivo della sua produzione è rappresentato dalle “lapidi in marmo”. Queste opere, realizzate con una tecnica incisiva e monumentale, presentano iscrizioni che oscillano tra l’autocelebrativo e il dissacrante, evocando il dialogo tra storia personale e memoria collettiva. Il gesto dell’incisione su marmo non solo sottolinea l’idea della permanenza, ma crea anche un contrasto drammatico con l’effimero della comunicazione mediatica, riflettendo una visione critica della società contemporanea.

Negli anni '70, Salvo si è distinto anche per la serie dei “Tricolore”, in cui il suo nome viene riproposto attraverso lettere al neon e una forte codificazione cromatica. Questa scelta espressiva, che unisce l’energia del colore alla rigidità della forma, simboleggia la fusione tra l'identità personale e le dinamiche culturali e politiche del suo tempo. Il suo approccio non si limita alla pittura: l’artista ha infatti realizzato anche opere di installazione e sculture, esplorando il potenziale trasformativo degli oggetti e dei materiali di uso comune.

La tecnica di Salvo si basa su un meticoloso processo di sperimentazione che combina elementi di arte povera e concettuale. Utilizzando materiali semplici e quotidiani, l'artista riesce a infondere loro un significato profondo e multisensoriale, invitando lo spettatore a una partecipazione attiva nel decifrare il messaggio dell'opera. Questa fusione tra il quotidiano e il simbolico è resa evidente nella sua capacità di trasformare un semplice fotomontaggio o una lapide in marmo in un “frammento di cultura”, un pezzo unico di storia personale e collettiva.

L'opera di Salvo si configura, quindi, come un percorso di esplorazione identitaria, in cui l’autoanalisi e la critica sociale si fondono in un linguaggio visivo innovativo. Il suo contributo all’arte contemporanea si distingue per l’originalità e l’inevitabile interazione con il pubblico, che viene stimolato a riflettere sul significato del segno, sulla costruzione dell’identità e sul ruolo dei media nella formazione della memoria culturale.

La Galleria Orler, attenta a valorizzare l’eccellenza dell’arte italiana, offre in esclusiva alcune opere di Salvo, conservate in maniera riservata.

Emanuela Orler

 

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